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Le Streghe di Hollow Cove, La collezione completa - Ebook

Le Streghe di Hollow Cove, La collezione completa - Ebook

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*14 EBOOK. UN PREZZO UNICO*

Risparmia il 60% e leggi questi Urban Fantasy stregoneschi!

Questo cofanetto contiene gli eBook da 1 a 14 della serie Le streghe di Hollow Cove dell'autrice bestseller di USA Today Kim Richardson.

Le Streghe di Hollow Cove ti farà impazzire se ti piacciono:

✔️ streghe e magia

✔️ un capo della città scontroso e sexy

✔️ i misteri di una piccola città

✔️ un cast di personaggi stravaganti

✔️ narrativa paranormale al femminile

✔️ storie d'amore a fuoco lento

✔️ una sana dose di umorismo tagliente

Siete pronti per la vostra prossima magica avventura?

Ok, sono nei guai. Grossi guai. Sono al verde. Peggio ancora, quello che è stato il mio ragazzo per cinque anni mi ha appena lasciata.

Che faccio? Mi trasferisco dalle mie tre eccentriche zie nella loro casa di famiglia, Casa Davenport. Sembra eccitante, se non fosse che a questa enorme fattoria piace mangiare gli uomini. Già.

Se fossi stata un’umana qualunque, sarei corsa via urlando come un’ossessa. In quanto strega, non fa una piega. Ehi, magari se lo sono meritato?

Sono tornata a Hollow Cove, la sgargiante comunità paranormale dove ninfe, lupi mannari, troll, mutaforma, streghe e altri esseri paranormali vivono una vita confortevole, lontano da occhi umani indiscreti. Mentre mi ambiento nella mia nuova vita, decido di accettare la proposta delle mie zie di unirmi all’attività di famiglia: proteggere la nostra città e uccidere tutto ciò che vuole farle del male.

Ma sono stata lontana dal mondo del paranormale per molto tempo e le mie capacità magiche sono un po’ arrugginite. Diamine, sono praticamente inesistenti. 

Le cose prendono subito una brutta piega quando le persone della nostra comunità iniziano a morire come mosche. E quando a Hollow Cove iniziano a comparire i demoni, tocca a me occuparmene. Ogni volta.

*Questa offerta non è disponibile altrove.

Acquista DIRETTAMENTE dall'autrice bestseller di USA Today Kim Richardson e risparmia!

 

LIBRI INCLUSI NEL COFANETTO:

📕la strega ombra

📕incantesimi di mezzanotte

📕notti incantate

📕il potere della magia

📕segreti oscuri

📕errori di famiglia

📕sussurri incantatori

📕follia mistica

📕magia ribelle

📕sfiga cosmica

📕pazzie nel calderone

📕piccole bugie stregate

📕magia impazzita

📕grande magia

Gli ebook vengono consegnati in formato digitale tramite BookFunnel. I libri elettronici possono essere letti su Kindle, Kobo, Nook, Play Books, Apple e sulla maggior parte dei lettori Android.

Sinossi

Siete pronti per la vostra prossima magica avventura?

Ok, sono nei guai. Grossi guai. Sono al verde. Peggio ancora, quello che è stato il mio ragazzo per cinque anni mi ha appena lasciata.

Che faccio? Mi trasferisco dalle mie tre eccentriche zie nella loro casa di famiglia, Casa Davenport. Sembra eccitante, se non fosse che a questa enorme fattoria piace mangiare gli uomini. Già.

Se fossi stata un’umana qualunque, sarei corsa via urlando come un’ossessa. In quanto strega, non fa una piega. Ehi, magari se lo sono meritato?

Sono tornata a Hollow Cove, la sgargiante comunità paranormale dove ninfe, lupi mannari, troll, mutaforma, streghe e altri esseri paranormali vivono una vita confortevole, lontano da occhi umani indiscreti. Mentre mi ambiento nella mia nuova vita, decido di accettare la proposta delle mie zie di unirmi all’attività di famiglia: proteggere la nostra città e uccidere tutto ciò che vuole farle del male.

Ma sono stata lontana dal mondo del paranormale per molto tempo e le mie capacità magiche sono un po’ arrugginite. Diamine, sono praticamente inesistenti. 

Le cose prendono subito una brutta piega quando le persone della nostra comunità iniziano a morire come mosche. E quando a Hollow Cove iniziano a comparire i demoni, tocca a me occuparmene. Ogni volta.

 

La Strega Ombra è perfetto per gli appassionati di urban fantasy, mistero, romanticismo a fuoco lento e umorismo. Preparatevi a questa magica avventura che vi farà battere il cuore e ridere a crepapelle!

 

 

 

Guarda ilcapitolo 1

“Non ti amo più.”

Ok. Beh, quelle non erano decisamente le parole che mi aspettavo di sentire dalla bocca del mio, ora ex, ragazzo. Avevo sperato in un “Oggi sei bellissima”, o “Quei jeans ti fanno un culo fantastico”, ma mi sarei accontentata di un “Passami il sale”.

A quanto pare, l’idiota mi tradiva da tre mesi.

Ahi.

Sì, lo ammetto. Se avesse preso un coltello, mi avesse pugnalata al cuore e poi mi avesse rigirato il coltello nella carne, mi avrebbe ferita di meno. Il non-ti-amo-più faceva schifo, ma il tradimento era peggio. Ebbi un crollo “temporaneo”, in cui gli lanciai in testa una tazza, seguita da un cartone di latte, i telecomandi della TV, un’orchidea (poi mi sentii malissimo per l’orchidea) e qualsiasi altra cosa a portata di mano. Nessuna di queste cose lo colpì, ma sentire i suoi strilli e vederlo contorcersi e abbassarsi mi diede abbastanza soddisfazione.

Pur avendo notato un cambiamento nel comportamento di John, la sua dichiarazione mi aveva colta di sorpresa.

Già. Andava a letto con entrambe allo stesso tempo. Davvero di classe. Il pensiero mi fece salire la bile in fondo alla gola. Era il peggior inganno di sempre. Il tipo non aveva nemmeno avuto le palle di dirmelo prima di saltare nel letto di un’altra donna.

Quella notte avevo pianto, ma non tanto quanto avrei pensato. Rimasi ancora più sorpresa da come la rabbia si fosse rapidamente trasformata in insensibilità... e poi in niente. Mi resi conto allora che il suo andare a letto con un’altra (non mi interessava sapere il suo nome) aveva interrotto qualsiasi sentimento che avevo provato per lui. Come un interruttore. I sentimenti si spensero. Completamente.

Non mi sarei lasciata sprofondare negli abissi della disperazione per un uomo che non mi amava, né per nessun altro uomo. Meritavo di meglio.

Così, la mattina dopo, feci i bagagli, con giusto il necessario che entrava nella mia unica valigia, e presi il primo autobus Greyhound da New York City.

Il fatto che fossi al verde, nella merda fino al collo, non era di aiuto. È quello che succede quando cerchi di seguire lo stile di vita del tuo ragazzo ma con lo stipendio di un grafico. Lui era un avvocato in ascesa nella scala aziendale, e io… io avevo cinquantamila dollari di debiti tra carte di credito e prestiti personali e non avevo idea di come avrei fatto a ripagarli.

Avevo sempre pagato la mia parte di affitto, cibo e bollette. Ero solo troppo dannatamente orgogliosa per ammettere che non potevo permettermi nemmeno la mia metà.

Mi ero innamorata di John dopo averlo incontrato in un pub di Manhattan cinque anni fa. Mi stavo laureando in Design alla Scuola di Arti Visive e dividevo con altri tre coinquilini un appartamento grande quanto il bagno della scuola.

Ci frequentammo per tre mesi. E quando mi chiese di andare a vivere con lui, dissi di sì.

All’epoca non mi ero resa conto che era il più grande errore della mia vita, non in termini di relazione ma di finanze. Mi ero indebitata fino al collo.

Tirai un lungo sospiro e mi sistemai sul sedile, ammirando i bellissimi paesaggi di dolci colline verdi che si snodavano tra alberi folti e alti e laghi e stagni scintillanti. Ero furiosa con me stessa per aver lasciato che la situazione arrivasse a questo punto. L’unica nota positiva era che non potevo sprofondare nella melma più di così. Almeno così speravo.

Questo era il fondo. Da qui in poi era tutto in salita, e mi sarei arrampicata per uscirne. Lo giurai a me stessa.

Le sette ore e mezza di autobus da Manhattan al Maine erano sembrate un’eternità mentre fissavo il finestrino, contemplando le mie scelte di vita e vedendomi passare davanti cinque anni della mia vita. Non mentirò. Di tanto in tanto mi lasciai sopraffare da un po’ di depressione. Era difficile ammettere che l’uomo con cui pensavo che avrei passato il resto della mia vita credeva che fossi spazzatura e non abbastanza importante da rimanere fedele.

Ma non appena intravidi l’Oceano Atlantico, fui pervasa da una strana calma. Mi raddrizzai sul sedile alla vista della costa frastagliata punteggiata di fari e di villaggi marittimi da cartolina, dipinti in tutti i colori dell’arcobaleno.

Il mio cuore accelerò per l’eccitazione. Se avessi potuto abbassare il finestrino, avrei tirato fuori la testa e l’avrei lasciata a penzoloni come quella di un cane.

Apparve una grande insegna di legno con l’immagine di un faro costellato di gabbiani che dominava l’oceano: BENVENUTI A HOLLOW COVE. E sotto, scritto a mano: Attenzione. Trasformiamo i trasgressori in rospi!

Sobbalzai sul mio sedile quando l’autobus si fermò.

“Questa è la mia fermata!” Dissi felicemente alla mia vicina di posto mentre mi alzavo. Era sulla sessantina, e la sua faccia rugosa si contrasse, sembrava infastidita dal fatto di doversi alzare e spostare se non voleva che la scavalcassi per uscire. Che era esattamente quello che avrei fatto se non si fosse mossa nei prossimi tre secondi. Avrei anche potuto tirare qualche gomitata. E magari una ginocchiata.

Con molta calma, la donna si alzò e si tolse di mezzo. Mi precipitai fuori dall’autobus, impaziente di far rifluire il sangue nelle gambe. Il mio sedere era intorpidito per essere stato seduto così a lungo, ed ero abbastanza sicura che si fosse appiattito. Non scherzo. Avevo bisogno di uscire e respirare aria fresca. Dopo aver recuperato la mia valigia, l’unica tenuta insieme con il nastro adesivo, che l’autista mi aveva gentilmente lasciato sul ciglio della strada, la ruotai e iniziai il mio viaggio verso l’Hollow Cove Bridge.

Le travi di metallo rosso idrante scintillavano nel sole della tarda sera mentre mi dirigevo verso il ponte, con le ruote della mia valigia che stridevano rumorosamente come un animale agonizzante.

Hollow Cove Bridge suonava grandioso e imponente, ma in realtà era una passeggiata di due minuti attraverso il minuscolo ponte a doppio senso che separava Hollow Cove dal resto del mondo, ossia dal mondo umano. Era un piccolo pezzo di terra, circondato dall’acqua e da molte altre cose.

Non appena misi piede sul ponte, lo sentii.

Un afflusso di energia mi percorse dalle dita dei piedi fino alla testa, il mio corpo si riempì di pelle d’oca, e poi mi lasciò.

Magia.

Ebbi un tuffo al cuore e il mio respiro accelerò. Un umano ordinario non avrebbe sentito le ondate di energia soprannaturale in cui ero appena entrata, un potere così terrificante, esaltante ed eccezionale da farmi quasi cadere in ginocchio e singhiozzare.

Ma io non ero ordinaria.

Con un nuovo slancio nel mio passo, arrancai lungo il ponte, tirandomi dietro la valigia. L’acqua sotto il ponte era agitata, la superficie si rifletteva nel sole con migliaia di luci bianche brillanti.

“Tessa? Sei tu?” chiamò una voce di donna appena scesi dal ponte.

Una donna grassottella sulla sessantina si mise in marcia verso di me. Il suo abito lungo e svolazzante, con vistosi motivi in un misto di bordeaux e viola, si gonfiava intorno a lei mentre si avvicinava. I suoi capelli scuri erano raccolti in uno chignon stretto, evidenziando i suoi occhiali ingioiellati appoggiati su un piccolo naso. Alla mia vista, i suoi occhi scuri si intensificarono, incorniciati da strati di mascara incrostato, e il suo sorriso era contagioso.

“Ciao, Martha.” Rallentai fino a fermarmi perché la donna si era piazzata di proposito davanti a me per bloccarmi la strada.

Un’onda familiare di energia mi colpì, creando un vortice di formicolii lungo la mia pelle mentre il potere raggiungeva l’apice. La donna sprigionava un misto di profumo di rosa e di lavanda. Ma non riusciva a nascondere l’odore degli aghi di pino, della terra bagnata e delle foglie mescolate a un prato di fiori selvatici: il profumo delle Streghe Bianche.

I suoi occhi si spalancarono per la gioia. “Oh! Sapevo che eri tu! Lo sapevo e basta! Lo sapevo! Ma guardati. Non sei cambiata per niente, tranne che hai perso un po’ di peso. Ti senti bene, mia cara?”

“Sì, io...”

“Non vedo l’ora di dire a Liz che sei tornata”, continuò a blaterare, puntandomi addosso una lunga unghia rossa. “Sarà così gelosa che ti ho vista prima io. Oooh! Non vedo l’ora di vedere la faccia di quella strega quando glielo dirò.” Posò le mani sui suoi larghi fianchi. “Quando è stata l’ultima volta che sei stata qui?”

“Ci—”

“Cinque anni fa”, rispose la donnona. “Non è vero?”

Sospirai. “Sì.” Forse avrei dovuto stare zitta, visto che la strega rispondeva da sola alle sue stesse domande.

Martha strizzò gli occhi. “Tua madre non è qui, tesoro. Se n’è andata due anni fa. Non è la prima volta che quella strega prende e se ne va nel cuore della notte. È come una ladra, quella. Sai cosa intendo?”

Mi si strinse il petto. “Lo so.”

Il suo viso assunse un’espressione di sciatta pietà. “Oh, cara. Avete avuto un altro litigio? Sembra che voi due non andiate mai d’accordo. Peccato, visto che sei la sua unica figlia.”

“Peccato che sia la mia unica madre.” Mi accigliai. Che faccia tosta questa donna. Più stavo qui, più capivo perché mia madre non aveva mai voluto vivere qui in modo permanente.

Martha annuiva lentamente, mentre dietro quegli occhiali sgargianti prendevano forma i pettegolezzi. “Quanti anni hai adesso?”

“Ventinove.”

“È quando iniziano a insinuarsi le rughe.” Gli occhi di Martha si accesero. “Non puoi averle, tesoro, prima che tu te ne accorga sembrerai un’arpia.”

“Pensavo che la bellezza venisse da dentro?”

Un sorriso striminzito le incurvò le labbra. “La bellezza viene da dentro. Il dentro del mio salone.”

“Giusto.”

“Sembra che tu abbia pianto.” Martha fece un passo avanti, i suoi occhi così rotondi che potevo vedere tutto il bianco. “Hai avuto una lite d’amore. Non è vero? Sì, sì. È per questo che sei tornata!” Stava praticamente strillando di gioia alla prospettiva del mio cuore infranto.

Quella donna era una minaccia. Ma era anche il mio segnale che dovevo andarmene.

“Devo andare”, le dissi. “Le mie zie mi stanno aspettando. È stato un piacere vederti, Martha.” La strega aprì la bocca per dire qualcosa, ma io l’avevo già aggirata. Non mi importava che fosse un gesto scortese. Non ero qui per parlare della mia vita alla regina del pettegolezzo della città.

“Quando ti sei sistemata devi passare dal mio salone!” chiamò Martha. “Ti faccio il mio incantesimo speciale ‘due al prezzo di uno’ per la rimozione dei peli del viso. Peli del naso gratis!”

Bello.

Corsi giù per la strada di ciottoli, con la mia valigia che sbatteva dietro di me. I negozi erano allineati su entrambi i lati della strada, con le vetrine piene delle loro ultime novità e di qualsiasi cosa fosse in vendita. Bottiglie e scatole di pozioni e amuleti occupavano le vetrine accanto a pile traballanti di libri di incantesimi e rotoli di pergamena.

Passai davanti a un negozio con una porta gialla e un’insegna che diceva POZIONI PER TUTTE LE AFFLIZIONI e un’altra che recitava FATTI PRENDERE DALLA FOLLIA! e VIVI UNA GIORNATA DA SBALLO!

Intorno a me, Hollow Cove era vibrante e bizzarra come l’ultima volta che ero stata qui. Non per via dei pittoreschi abitanti (ok, magari un pochino), ma perché era l’unica città nel raggio di chilometri in cui viveva il paranormale.

All’occhio umano, Hollow Cove non era che una delle tante città costiere con i suoi negozi pittoreschi e i suoi abitanti ficcanaso. Per noi, era dove vedevi una ninfa portare fuori la spazzatura, una madre licantropa rimproverare i suoi figli nel parco perché tirare le ali ai folletti non era una buona idea, dove i troll gestivano i loro pub e producevano le loro birre, e dove le streghe vendevano le loro pozioni e i loro incantesimi.

Se eri umano, era probabile che non potessi vedere il soprannaturale. E alla gente della città questo stava benissimo.

“Lontano dagli occhi, lontano dalla mente”, dicevano sempre le mie zie.

Due donne fuori dal pub La Perfida Strega e Il Bel Diavolo mi guardarono mentre passavo. Quella più bassa scosse la testa, la sua voce si alzò per raggiungermi. “Sua madre continuava a trasferirsi di qua e di là. Trascinando quella povera bambina per tutto il paese. Con una simile educazione disfunzionale, la bambina non può essere normale. Stava cercando di liberarla dalla stregoneria, ecco cosa.”

Bambina? Pensai di fermarmi e dire a questa sconosciuta di cosa fosse capace questa bambina, ma non ne avevo l’energia. Ero dolorante per il viaggio. E la poca energia che mi era rimasta mi serviva per tenere le gambe in movimento.

Raggiunsi la piazza del paese proprio mentre i negozianti e i clienti stavano uscendo per concludere la giornata. Le teste si voltarono verso di me. Additavano e fissavano a bocca aperta, sussurrando eccitati mentre passavo di corsa.

Non guardare. Non guardare, mi ammonii. Se avessi stabilito un contatto visivo, sarei rimasta fregata.

Passando un altro isolato, intravidi degli occhi su di me, gli stessi che avevo visto pochi istanti prima. Alzai lo sguardo e c’era Martha che sussurrava qualcosa all’orecchio di un uomo basso che mi sembrava familiare.

Come diavolo aveva fatto ad arrivare lì così in fretta? Non aveva importanza. Ora tutti sapevano che ero tornata, nientemeno che con qualche tragico scandalo inventato. Più scandaloso era, meglio era. Non era sempre così nelle piccole città?

Mi mossi rapidamente per le strade, consapevole di ogni sguardo lanciato verso di me. Tenni la testa bassa e camminai il più veloce possibile ma senza correre.

“Tessa! Aspetta!”

Martha, di nuovo.

Ora stavo correndo.

La valigia trascinata dietro la rendeva la corsa più goffa del secolo. Ma preferivo rischiare di sembrare un’idiota colossale piuttosto che discutere della mia vita privata in questo momento. Non ero dell’umore giusto, e non erano affari di nessuno se non miei.

La camminata fino a Casa Davenport dal ponte richiedeva di solito mezz’ora. Di corsa, ce l’avrei fatta in dieci minuti.

Casa Davenport era una massiccia e bellissima fattoria con un tetto di metallo nero, rivestimenti di legno bianco e un glorioso portico panoramico sostenuto da spesse colonne rotonde. Era una di quelle case che ti facevano restare di stucco e interrompere quello che stavi facendo per dare un’occhiata. Era davvero spettacolare.

L’enorme casa si trovava a ridosso di una scogliera che guardava verso l’oceano, tre piani di vista maestosa dotati di balconi. La proprietà sorgeva su venti acri di terreno e lungomare, ed era stata costruita dalle prime streghe di Davenport.

Mi fermai un attimo ad osservare il tutto.

Non mettevo piede a Casa Davenport da più di cinque anni. I ricordi arrivarono a ondate, frammenti come se stessi sfogliando un vecchio album di fotografie. Mia madre mi portava spesso a Casa Davenport, beh, quando eravamo in città. Questa casa era sempre stata la mia ‘oasi felice’ da bambina. Era così grande che spesso mi ci perdevo, naturalmente di proposito. Così tante porte e nascondigli segreti, era il sogno di ogni bambino.

Ora, guardandola dopo tutti questi anni... sembrava perfetta. E intendo come se fosse stata appena costruita. Non si vedeva una sola scrostatura di vernice vecchia sul rivestimento esterno, nemmeno una crepa su una delle tante finestre o un’asse di legno deformata del portico. Sembrava... beh, sembrava nuova di zecca. Ma la casa aveva più di duecento anni. La salsedine sarebbe bastata a danneggiare seriamente il rivestimento in legno, ma le tavole erano lisce, come se fossero state appena sabbiate e verniciate.

“Strano.”

Tirai un lungo sospiro e mi diressi verso il sentiero in pietra che conduceva alla parte anteriore della casa, fiancheggiato da cespugli di rose e ortensie Annabelle. Spirava un vento che portava il profumo dell’oceano mescolato alla fragranza delle rose. Gerani rossi e petunie viola pendevano dalle fioriere appese alla ringhiera del portico.

Le mie gambe sembravano gelatina mentre strattonavo la mia valigia e mi fermavo davanti all’ampia porta d’ingresso in legno di betulla con una vetrata colorata, che ritraeva l’immagine di una strega in volo sulla sua scopa accanto a una luna piena.

Una targa di metallo incisa accanto alla porta, scritta in grandi lettere in grassetto, diceva: GRUPPO MERLINO. E appena sotto quella scritta, in lettere più piccole: Rete di Intelligence della Lega di Risposta Magica.

Già. Era bello essere a casa.

E con quella sensazione di calore nello stomaco, girai la maniglia della porta ed entrai.

 

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